Close

Non sei ancora iscritto? Iscriviti subito, gratis.

lock and key

Accedi con il tuo account.

Account Login

Dimenticata la password?

Contaminanti ed esportazione

08 nov 10 Di in Articoli, Pastaria 24 | Commenti
Contaminanti ed esportazione
 

Analisi comparata del diritto comunitario e di quello statunitense.

di Massimo Buonavita

L’importanza degli aspetti igienico-sanitari
La prima caratteristica che viene alla mente pensando a un prodotto alimentare è, probabilmente, la sua composizione ingredientistica.
Spesso vengono considerati anche i parametri chimico–fisici e nutrizionali, laddove essi rappresentino un elemento fondamentale per poter denominare un prodotto con una determinata denominazione legale di vendita.
E così, per il caso delle paste alimentari, ci si preoccupa immediatamente di assicurarsi che il prodotto sia stato ottenuto esclusivamente da semola di grano duro (nel caso di paste secche, ndr), e che possieda i requisiti di umidità e ceneri massime, nonché il tenore di proteine minimo prescritto dalle nostre normative ed anche da quelle di molti paesi destinatari delle nostre esportazioni.
Al contrario, gli aspetti di tipo igienico–sanitario godono molto spesso di minore attenzione, anche laddove riguardino taluni contaminanti che, come tali, non vengono intenzionalmente aggiunti al prodotto ma che, comunque, possono rappresentare un rischio per la salute e sono per questo tassativamente normati sia in Italia che all’estero.
Tutte queste considerazioni valgono anche in un’ottica di tipo comparativo, nel senso che chi esporta spesso si preoccupa anzitutto di poter utilizzare per i propri prodotti il nome che nei vari mercati destinatari corrisponde a “pasta”, e poi, soltanto secondariamente, di verificare il rispetto dei vari limiti massimi dei contaminanti.

Sintesi del quadro giuridico comunitario dei contaminanti
Per lungo tempo, nell’Unione europea, la normativa sui contaminanti è stata disciplinata da direttive che, dovendo essere recepite dai singoli stati membri con appositi atti nazionali, spesso venivano adottate in maniera parzialmente difforme, o senza che alla loro entrata in vigore corrispondesse l’immediata ed automatica abrogazione delle normative nazionali previgenti.
Il risultato era quello di incontrare delle difficoltà oggettive nell’esportazione di prodotti italiani che, pur essendo conformi alla normativa nazionale, non erano altrettanto in linea con il recepimento delle direttive in altri stati membri, laddove esso fosse avvenuto in maniera più rigorosa per quanto riguarda taluni limiti massimi dei contaminanti, o avesse lasciato in vita precedenti e più severe disposizioni nazionali. Per favore fai il Login o
registrati per continuare la lettura.