L’articolo invita ad uso razionale dei dati analitici, attraverso l’applicazione del teorema di Bayes, presentato in queste pagine, e ancora assai poco conosciuto tra gli operatori del settore.
di Alfonso Rossi
Di garanzie inerenti ai più diversi requisiti degli alimenti si è scritto e parlato molto negli ultimi anni.
Varie figure professionali hanno dato il loro contributo, spesso teso a offrire concretezza fattuale alle imprese, ma altrettanto spesso indirizzato alla produzione e ricerca di evidenze.
Ci sarebbe moltissimo da dibattere al riguardo ma, molto più modestamente, ci interessa qui focalizzare il discorso su qualche aspetto strettamente tecnico.
Ciò perché ci pare che, davvero troppo spesso, le valutazioni, i giudizi sugli stati di fatto, e perciò le azioni conseguenti, non raggiungano una sufficiente pregnanza.
Talora piccole superficialità vanificano completamente il dispiegamento di ogni tipo di risorsa.
In particolare, ci interessa qui trattare – sia pure molto sinteticamente – l’utilizzo di analisi e, in generale, di dati, sia da parte degli operatori aziendali, sia da parte dei soggetti (clienti, organismi di certificazione, controllori pubblici, ecc.) che, a diverso titolo, valutano le situazioni dei processi e dei prodotti.
Ci sembra che troppo spesso si sia ben lontani da un uso razionale delle informazioni raccolte.
Limitando ancora di più il campo, precisiamo che intendiamo qui fornire un qualche accenno, speriamo stimolante, in merito ai metodi di giudizio connessi alle potenzialità del teorema di Bayes.
Strumento poliedrico, adatto ad affrontare situazioni assai diverse, ci pare sostanzialmente misconosciuto, almeno a livello di applicazione operativa, nel panorama dell’agroalimentare italiano (per una sinteticissima presentazione si veda l’apposito box). >Per favore fai il Login o

