Pastificio Guido Ferrara

9 Febbraio 2015 Off Di Pastaria

Una dinastia che per cinque generazioni si è trasmessa il testimone nella produzione di qualità in ambito artigianale prima e in quello industriale poi.

Il pastificio Ferrara è la prova che la Campania non è tutta “terra dei fuochi”, come è stata tristemente ribattezzata, ma anzi ci sono realtà che fanno da esempio al resto del territorio nazionale. L’impresa che presentiamo oggi dimostra infatti quanto questa regione abbia da offrire in termini di eccellenza sotto tutti i punti di vista, quello ambientale ed etico compreso.

Andiamo però per ordine nel raccontare la storia ultracentenaria di una straordinaria famiglia dedita alla pasta come poche altre. Una dinastia che per cinque generazioni, e senza interruzione alcuna, si è trasmessa il testimone nella produzione di qualità in ambito artigianale prima e in quello industriale poi. È impossibile riassumere in poche righe un percorso familiare ed aziendale iniziato già nel 1883 e giunto ai giorni nostri in modo a dir poco brillante e senza battute d’arresto. Ma è d’obbligo ribadire che questa impresa, forte di un passato importante e di una tradizione rimasta pressoché intatta, ogni giorno conferma il suo ruolo nel mercato, guadagnando nuove quote e nuovi spazi in Italia e nel resto del mondo.

Se dovessimo sottolineare gli elementi che maggiormente caratterizzano questo pastificio sito a Nola, in provincia di Napoli, non potremmo tralasciare, oltre al ruolo determinante della passione di ogni membro della famiglia che contribuisce alla vita aziendale, l’aspetto dell’innovazione e la smodata ricerca della perfezione in ogni scelta. “Qui niente è lasciato al caso,” precisa Luca Ferrara, amministratore unico del pastificio Guido Ferrara S.p.a. “Ogni cosa dentro la nostra azienda è studiata nel dettaglio e viene realizzata in un certo modo perché a monte vi è un ragionamento preciso che può essere dettato da esigenze ambientali, produttive, economiche, gestionali, etiche o tutte queste cose messe assieme” aggiunge.

Effettivamente lo stabilimento, 100 mila metri quadrati in totale di cui 38 mila coperti, è organizzato secondo sistemi di gestione specifici, ma soprattutto vanta da sempre linee produttive – 11 per la precisione e 40 per il confezionamento – ideate, progettate, e brevettate nell’azienda e dall’azienda. L’innovazione continua in questa impresa non è semplicemente un imperativo. È di più: è un modus operandi che si esprime sia nei processi, sia nei prodotti.

Colpisce la presenza, dentro il pastificio, di una centrale costata, negli ultimi anni della Lira, oltre un miliardo, che ha l’importantissima funzione di depurare l’acqua impiegata nel processo produttivo perché raggiunga quelle caratteristiche chimiche e fisiche necessarie per una pasta di qualità eccellente.

E a proposito di materie prime impiegate, non avendo più un mulino a disposizione, come era decenni or sono, i Ferrara oggi acquistano le semole da terzi, ma fanno un’accuratissima selezione delle migliori in commercio. Che siano nazionali od estere, tutte le partite di merce che arrivano al pastificio, senza eccezione alcuna, vengono analizzate nel laboratorio chimico interno all’azienda e solo quelle che corrispondono alle rigide caratteristiche richieste per la pasta Ferrara, vengono scaricate in uno dei 24 silos dello stabilimento. Tutte le altre sono rispedite al mittente seduta stante.

I 120 dipendenti aziendali – “più che un’impresa, una grande famiglia”, come essi stessi amano definirsi – ogni giorno si muovono all’interno dell’azienda secondo i canoni imposti da norme volontarie o cogenti di sicurezza alimentare, etica ed ambientale. L’azienda è infatti certificata BRC ed IFS, ma anche UNI 11381:2010, un sistema di monitoraggio degli insetti nelle industrie alimentari. E ancora, il pastificio Ferrara vanta la certificazione UNI EN ISO 9001:2008, norma che specifica i requisiti di un sistema di gestione per la qualità; la UNI EN ISO 22005:2007, per la rintracciabilità interna del prodotto, la ISO 22000:2005 per la sicurezza alimentare e la certificazione del biologico.

Il rispetto dell’ambiente in questa azienda si traduce anche nell’utilizzo di risorse combinate di energia elettrica e termica. La centrale frigo termoelettrica dello stabilimento ha una potenza complessiva pari a 4.866 kW. Il calore in eccesso dei motori viene recuperato attraverso lo scambio termico dai gas di scarico, ottimizzando l’utilizzo di combustione da fonte convenzionale e riducendo così l’emissione di gas ad effetto serra, permettendo un considerevole risparmio energetico e quindi anche finanziario.

Ma ciò per cui certamente ricorderemo il patron del pastificio Guido Ferrara, purtroppo recentemente scomparso, è il brevetto – seppur non recentissimo – di un sistema di essiccazione della pasta ad alte temperature, che grazie al suo genio e alla sua intuizione, è stato poi ampiamente diffuso. Guido Ferrara acquisì a suo tempo dai colleghi dell’Unione Industriali di Napoli, il meritatissimo appellativo di “poeta della pasta” come ennesimo riconoscimento per aver brillantemente coniugato l’antica passione per l’arte bianca, nella sua espressione artigianale, con le più moderne innovazioni tecnologiche, di estrazione industriale, migliorando così nel complesso la qualità del prodotto finale. [hidepost]

Oggi il pastificio Ferrara ha una capacità produttiva di 1000 tonnellate di pasta al giorno, in 150 formati diversi. Cinque di questi, Tirasugo, Di 5 in 5, Bucatini elicoidali, Siamesi e Pietre del Vesuvio sono stati recentemente brevettati. Il Pastificio Guido Ferrara, sia con il proprio brand “Pasta Ferrara” sia con i private label dell’industria e della distribuzione, affianca ad importanti quote di mercato in Italia, Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna anche delle crescenti quote in Asia, Africa e Australia. In particolare il brand “Pasta Ferrara” sarà nei prossimi mesi al centro di una mirata campagna di comunicazione digitale.

68 milioni di euro è il fatturato aziendale del 2013, per il 5% destinato all’innovazione, come nella classica tradizione aziendale Ferrara che vuole che una certa parte degli utili venga sempre destinata a questo scopo.

“Cosa ci ha portato sino a qui?” Luca Ferrara risponde senza esitazioni: “la passione che accomuna tutti i membri della famiglia è un primo elemento. Abbiamo avuto la fortuna di tramandarci l’azienda per cinque generazioni senza mai alcun problema ereditario o successorio e questo ha consentito di tenere intatto un prezioso patrimonio materiale ed immateriale. Anche la successione da Guido Ferrara a questa compagine sociale, di cui io sono l’amministratore unico, è stata preparata con largo anticipo. Nostro padre è deceduto a settembre ma aveva avuto l’umiltà di lasciare l’azienda già undici anni fa e di continuare a supportarci nell’ombra senza mai nessuna invadenza, ma con grande tatto. Per noi quattro figli è stato una guida attenta e discreta e adesso la sua assenza si fa sentire in maniera forte, da ogni punto di vista. Dell’impresa ci ha fatto vivere ogni esperienza anche al fine di conoscerne ogni aspetto operativo, che fossimo dietro un impianto o dietro una scrivania. Su di noi incombe l’onere e l’onore di proseguire un percorso da lui abbondantemente segnato”. I Ferrara continuano a lavorare dunque come hanno fatto sinora, con passione, con grande senso di responsabilità ma soprattutto guardando al futuro, sempre. [/hidepost]

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