Salvaguardia e valorizzazione del prodotto: le IGP per la pasta

20 Febbraio 2014 Off Di Pastaria

Realizzare un prodotto eccellente oggi non basta più. Qualità e tradizione necessitano di tutela, di certificazione nei mercati e di promozione continua. L’Unione Europea corre in aiuto con le Do, ma non senza problemi per i produttori.

Quello appena concluso è stato un anno importante per la pasta italiana.

Oltre ad un trend positivo nelle vendite, il 2013 ha regalato al settore due denominazioni europee a distanza di poche settimane l’una dall’altra. Sia la pasta di Gragnano, sia i Maccheroncini di Campofilone hanno infatti ricevuto l’Indicazione Geografica Protetta, uno dei marchi più prestigiosi in ambito internazionale, un logo che ha un valore di marketing come pochi altri e che può fare da apripista verso i mercati di tutto il mondo.

Le denominazioni europee in capo all’Italia sono così passate nel 2013 a 261, con un incremento di 13 prodotti tra Dop e Igp.

Con queste registrazioni, le prime nel campo della pasta, si aprono  nuovi scenari economici per un settore simbolo del Made in Italy nel mondo, che vale circa 4,5 miliardi di cui oltre la metà in esportazioni.

Sino ad oggi le azioni commerciali di questo comparto erano nate esclusivamente per iniziativa di grandi brand privati, ma da questo momento si apre una nuova fase, soprattutto per le piccole aziende che sfruttando la preziosa occasione, potrebbero cogliere una serie di vantaggi nei mercati interni ed internazionali.

Dopo anni di lavoro ed impegno, i comitati promotori di Gragnano e Campofilone si sono visti premiare per le proprie fatiche. Le indicazioni geografiche ottenute sono infatti destinate a condizionare fortemente l’avvenire delle proprie produzioni.

Le denominazioni europee sono una grande occasione non solo per l’industria e l’agricoltura, ma anche per il territorio compreso nell’areale di produzione del disciplinare.

Per la loro potenzialità in termini di vendite, di promozione, di tutela e valorizzazione, le Dop, le Igp e le Stg sono in grado – se ben sfruttate – di fare da volano per l’economia di una regione. Ne è prova il fatto che ci sono comuni di cui era sconosciuta ai più l’esistenza sino a quanto l’Unione Europea non ha deciso che un prodotto di quella zona fosse degno di salire sull’Olimpo delle eccellenze mondiali.

Le Dop e le Igp, infatti – secondo il Rapporto Qualivita-Ismea 2013, “hanno realizzato nel 2012, un giro d’affari potenziale di circa 7 miliardi di euro alla produzione, mentre, per quanto riguarda il valore al consumo si arriva a 12,6 miliardi di euro, di cui circa 9 registrati nel mercato nazionale”. Inoltre “in relazione alle tendenze del 2012, il fatturato all’origine registra un aumento del 2,1% generatosi prevalentemente grazie al maggior contributo del mercato estero”.

Poiché questo tipo di riconoscimento può, in certe condizioni, cambiare le sorti del prodotto, garantendogli tutela, notorietà e soprattutto numeri nelle vendite, in molti aspirano ad acquisirlo.

La normativa europea che disciplina la materia è però severissima, pertanto sarebbe un errore pensare che ottenere l’ambito marchio sia cosa semplice e veloce. Proprio perché si tratta di un riconoscimento senza uguali, l’iter per acquisirlo è lungo e spesso travagliato. Ne sono testimoni anche gli imprenditori che recentemente hanno visto premiati i propri sforzi. Sono 7 gli anni che hanno dovuto attendere i pastai di Gragnano per ottenere la Igp, ma tempi così lunghi non si possono considerare delle eccezioni, perché rappresentano invece la norma.

Al contrario di quanto si è portati a credere, le denominazioni non sono nate per tutelare i produttori, tutt’altro, l’attenzione del legislatore europeo è verso il consumatore. Questo tipo di strumento nasce infatti proprio allo scopo di dare all’acquirente una carta in più per decidere cosa acquistare.

Nei cibi a Denominazione di Origine Protetta le fasi produttive si svolgono nella zona geografica di riferimento, pertanto il legame tra qualità o caratteristiche del prodotto e l’ambiente geografico è certo. Nel caso dei prodotti ad Indicazione Geografica Protetta invece, la produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona delimitata, ma non necessariamente per tutte.

Pertanto e solo per citare un esempio, un prosciutto Dop italiano è certamente prodotto e lavorato in Italia, mentre un prosciutto nazionale ma Igp potrebbe essere preparato, stagionato e confezionato in Italia, ma non necessariamente da suino locale.

Nel caso delle due Igp della pasta di Gragnano e dei Maccheroncini di Campofilone non è attestata la materia prima nazionale – che comunque non si esclude a priori – ma si certifica altro, come per esempio un processo produttivo frutto di secoli di esperienza.

A Gragnano i pastai hanno voluto mettere in evidenza una tradizione che si tramanda da secoli, una qualità dell’acqua e dell’aria che non ha pari e l’impiego della trafila in bronzo. A Campofilone invece si è premiata un’abilita specifica a produrre, da oltre 600 anni, una pasta all’uovo così fine…

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